Tipi di armi Pt.2 (Tipi di pistola).

Come visto nel post precedente, ci sono vari tipi di armi, nati da secoli di progettazioni e idee. L'evoluzione ha portato a sistemi sempre più semplici e rapidi, sia per lo smontaggio/rimontaggio (per la pulizia dell'arma), sia per aumentarne la facilità di uso, non contando che, grazie all uso di leghe leggere, una pistola moderna diventa più versatile di una della seconda guerra mondiale, aumentandone, come detto, la facilità di smontaggio e rimontaggio per la pulizia, la leggerezza nell'impugnare la pistola e la rapidità di fuoco che essa può avere (ciò dipende anche dal tiratore).

[N.B.: Il testo sotto riportato è stato copiato, per precisazioni e storia, da http://it.wikipedia.org/wiki/Pistola#A_ripetizione_o_semiautomatiche]

[STORIA]
Le prime pistole (distinte dal precedente archibugio) comparvero verso la metà del '500, secondo alcuni in Toscana, a Pistoia, ove fiorivano botteghe di valenti armaioli e il termine deriverebbe proprio dal nome di quella città. L'etimologia ufficiale lo fa invece derivare dal ceco píšťala ("tubo, canna"), mentre secondo altri trarrebbe origine da pistoles, moneta spagnola di diametro uguale al calibro degli schioppi d’allora.
Le prime pistole sfruttavano il sistema di accensione a ruota: sul fianco destro dell'arma era imperniato un dischetto di acciaio dal bordo zigrinato, caricato a molla e vincolato al grilletto. Premendo quest'ultimo il dischetto girava, sfregando contro una barretta di pirite, tenuta in posizione fra le ganasce di una morsa del cane, da cui si sprigionavano scintille, che incendiavano la polvere d'innesco.
Il sistema a ruota, costoso e delicato, non offriva ampie garanzie di affidabilità, per cui gli artigiani dell'epoca sostituirono al dischetto ruotante il cane stesso, dotato di una pietra focaia stretta fra due ganasce. Arretrandolo, si comprimeva una molla e lo si agganciava al dente di scatto. Premendo il grilletto, il cane si abbatteva su una piastrina d'acciaio (batteria), sfregandovi contro con la pietra e producendo le scintille, che incendiavano la polvere d'innesco.
Ai primi dell'800 si scoprì che alcuni composti chimici esplodevano se sottoposti a percussione: un piccolo involucro (capsula), contenente fulminato di mercurio[Hg(CNO)2], clorato di potassio [KClO3]  e solfuro di antimonio [Sb2S3], prese il posto dell'acciarino. La nascita del sistema a percussione, tuttora universalmente adottato, segna il definitivo ingresso nell'era moderna delle armi da fuoco: consente di ridurre enormemente le dimensioni fisiche dell'arma ed offre un'affidabilità di funzionamento pressoché totale.
Per anni però il numero di colpi di un'arma coincise con quello delle canne di cui essa era dotata: generalmente una, spesso due, al massimo tre, salve alcune esagerazioni poco diffuse, come le così dette "pistole a piede d'anitra" con quattro o più canne disposte a ventaglio su di un piano orizzontale che sparavano contemporaneamente o il fucile a sette canne dell'inglese Manton. Nel 1836 Samuel Colt, ispirandosi alle rivoltelle dette "pepperbox" (dotate di varie canne che sparavano una per volta venendo ruotate dall'azionamento del grilletto), depositò il brevetto relativo alla pistola a rotazione ad avancarica del tamburo, in cui il fascio di canne delle "pepperbox" era ridotto ad un corto cilindro (il tamburo, appunto) che, ruotando intorno al suo asse (dietro ad un'unica canna), presentava alla battuta del cane un colpo alla volta: era nato il revolver. Con l’invenzione della cartuccia metallica attribuita a Casimir Lefaucheux (che depositò nel 1836 a Parigi un brevetto per una cartuccia con innesco laterale a spillo), il principio della retrocarica conobbe la sua definitiva affermazione, venendo universalmente esteso a tutte le armi corte.
Le prime pistole di Colt sparavano in "singola azione" (si doveva cioè armare il cane con il pollice prima di ogni colpo), ed avevano cinque o sei colpi. Con l'affermarsi della "doppia azione" il revolver raggiunse il punto massimo della sua evoluzione, rimanendo sostanzialmente inalterato fino ai nostri giorni. Il nuovo sistema consentiva infatti di sparare senza armare manualmente il cane ad ogni tiro, essendo sufficiente una decisa pressione sul grilletto per alzare il cane, far ruotare il tamburo ed esplodere il colpo. Nel 1880 la diffusione delle polveri senza fumo (smokeless), a base di nitrocellulose come cordite e balistite, oltre a ridurre drasticamente i problemi derivanti dall'accumulo di depositi carboniosi, consentì di fabbricare cartucce molto più potenti e generò la tendenza alla progressiva riduzione dei calibri in uso (un calibro più piccolo consente infatti una maggior velocità del proiettile e la velocità è la prima responsabile dell' energia cinetica).
La retrocarica permise inoltre lo sviluppo dell'ultima grande innovazione nel mondo delle armi da fuoco portatili: il sistema di ripetizione semiautomatica, in cui l'energia cinetica del rinculo derivante dallo sparo viene utilizzata per far arretrare il carrello-otturatore, che espelle il bossolo vuoto, riarma il cane o il percussore, preleva una nuova cartuccia dal caricatore e la introduce in camera, aumentando significativamente la celerità di tiro. Un sistema simile era stato adottato per la prima volta nel 1884 da Hiram Maxim, inventore dell'omonima mitragliatrice.
Successivi miglioramenti vennero applicati alle armi corte da Hugo Borchardt, a cui si deve la nascita della prima pistola semiautomatica, la Borchardt-Luger, realizzata dal fabbricante austriaco Georg Luger. Da questa, nel 1897, derivò la famosa Luger Parabellum, poi mod. P. 08 (da: "Pistole 1908"), adottata da varie forze armate europee. Agli inizi del secolo Peter Paul Mauser brevettò un'altra rivoluzionaria pistola semiautomatica, con la sede del caricatore posta anteriormente al grilletto. In America invece gli studi di John Moses Browning diedero origine alla Colt Government 1911 in calibro .45 ACP, fino a pochi anni fa pistola d'ordinanza dell'U.S.Army e di molti corpi di Polizia, tuttora in produzione. Nel 1939 in Germania Karl Walther realizzò la famosa P.38 (da: "Pistole 1938") in calibro 9 mm Parabellum, prima semiautomatica a sfruttare il principio della doppia azione, permettendo di tenere la cartuccia in canna e far fuoco alla semplice pressione del grilletto, senza arretrare preventivamente il carrello ed evitando così l'impiego di entrambe le mani.


[TIPOLOGIE DI PISTOLE]

Manuale: Pistole che devono essere ricaricate o riarmate dopo ogni colpo.
  • Colpo Singolo: Queste pistole sono in teoria le più semplici, dove la carica veniva introdotta e poi sparata con il medesimo sistema dei cannoni e come tali, essi sono stati sostanzialmente nulla più di cannoni in miniatura, piccole abbastanza per essere maneggiati.Miglioramenti nei secoli successivi, come vari tipi di serrature (dispositivi d'accensione) sono stati inventati e usati sul Matchlock, poi il Wheellock. Nel XVII secolo si utilizza la pietra focaia, nel XIX secolo, sono state sviluppate le capsule a percussione, seguita di lì a poco integrato moderni di cartucce e martelli, quindi andando a sostituire le pietre focaie.                                                                                                         
  • Colpi Multipli: Sono pistole munite di un tamburo o tubo, dove i colpi possono essere gestiti in vari modi:
    • Colpi simultanei, i colpi presenti nel tamburo vengono sparati in contemporanea
    • Colpi singoli, i colpi nel tamburo vengono sparati singolarmente, ma il tamburo deve essere ruotato manualmente dopo ogni colpo per poter armare la pistola.
  • Terzetta:Pistola corta a ruota del XVI-XVII secolo, veniva così chiamata perché la canna era ridotta di due terzi rispetto a quelle normali (meno di 35 cm), il che permetteva di nasconderla facilmente sotto i vestiti o nelle tasche.

A ripetizione (o Semiautomatiche): Pistole che non devono essere ricaricate a ogni colpo e che possono quindi esplodere una serie di colpi semplicemente premendo il grilletto (in alcuni casi previo armamento manuale del cane).


S&W 29

A Tamburo (o Revolver):  Il revolver o rivoltella è l'arma da fuoco semiautomatica costruttivamente più semplice; si compone di un telaio chiuso che ospita un tamburo, rotante intorno al proprio asse e basculante sul lato sinistro, al cui interno sono ricavate le camere cilindriche che alloggiano le cartucce. La pressione del grilletto determina la rotazione del tamburo e contemporaneamente (doppia azione) l'inarcamento del cane che, giunto alla sua massima estensione (punto morto), si abbatte sull'innesco della cartuccia o sul percussore. Per sparare di nuovo occorre ripetere l'operazione. Per un tiro più preciso, è quasi sempre possibile armare manualmente il cane, riducendo così drasticamente la corsa del grilletto e lo sforzo sul medesimo. Al riguardo, la maggior parte dei revolver dispone di doppia azione selettiva, consente cioè di sparare sia in doppia sia in singola azione; ve ne sono poi alcuni solo a singola azione (modelli prettamente sportivi o repliche dei vecchi Colt S.A.A.) ed altri solo a doppia azione (modelli compatti tipicamente da difesa a cane interno o carenato). Pregi

Pregi essenziali del revolver, rispetto ad una semiautomatica, sono:
  • l’estrema facilità d'utilizzo, anche con una sola mano, non essendoci carrelli da arretrare;
  • la sicurezza di porto e custodia (quasi tutti sono privi di sicura manuale, inutile, perché per sparare occorre una trazione del grilletto decisa e quindi intenzionale);
  • l'immediata possibilità di verificare se è carico o meno, basta guardare il tamburo di profilo o anteriormente prestando attenzione;
  • la possibilità di utilizzare, a parità di calibro (ed entro certi limiti) munizioni di varia potenza, essendo quest’ultima ininfluente sul ciclo di sparo;
  • la possibilità, in caso di difettoso funzionamento della cartuccia, di esplodere subito un altro colpo, premendo nuovamente il grilletto, in quanto le cartucce sono già inserite in altrettante camere di scoppio indipendenti;
  • il minor numero di parti in movimento e, conseguentemente, le minori probabilità di guasti e rotture e le minori esigenze di manutenzione e lubrificazione;
  • una maggior precisione teorica, stante l’assenza di parti in movimento durante lo sparo che possono ingenerare vibrazioni parassite;
  • la totale insensibilità alle variazioni atmosferiche e climatiche;
  • abbinando un calcio, si può ridurre il forte rinculo dato dalle munizioni magnum calibro .45, fino all'80%
Principali difetti, invece, sono:
  • un minor numero di colpi, generalmente sei, ma spesso cinque, sette e talvolta otto, in stretta relazione al calibro;
  • l’elevato ingombro laterale, a causa del tamburo, necessariamente cilindrico;
  • il secco rinculo dei calibri più potenti, che si scarica interamente sul polso, non venendo neppure parzialmente assorbito da meccanismi di riarmo;
  • la propensione a sporcarsi dopo ogni seduta di tiro, a causa dello sfiato di gas combusti tra tamburo e canna;
  • le operazioni di espulsione dei bossoli e di rifornimento del tamburo sono lente e macchinose, specialmente in momenti di concitazione. Ciò rende il revolver un'arma assolutamente inadatta a situazioni di combattimento (ove la velocità si ricarica è un fattore importantissimo).


Cz 75
 Pistola scarrellante:  Questa pistola è esclusivamente del tipo semiautomatico o automatico, ed è bene precisare che con il termine "pistola semiautomatica" si indica un'arma che funziona con il sistema di seguito descritto. La "pistola automatica" nella sua definizione corretta è invece un'arma che spara a raffica: ovvero che continua a sparare finché si tiene premuto il grilletto. Tale è il caso dei "mitra" (detti anche, appunto, "pistole mitragliatrici") o di pochissime armi corte (ad esempio alcune vecchie Mauser o alcune Glock).
Il principio di funzionamento della pistola scarrellante è concettualmente semplice: il primo colpo va introdotto manualmente nella camera di scoppio, arretrando il carrello per prelevare una cartuccia dal caricatore ed armare il cane; al momento dello sparo l'energia cinetica prodotta dall’espansione dei gas, causati dalla rapidissima combustione della carica di lancio, spinge la pallottola attraverso la via che offre minore resistenza, cioè la canna; parte di tale energia (rinculo) viene utilizzata per far arretrare nuovamente il carrello, espellere il bossolo sparato e riarmare il cane. Sotto l'azione della molla di recupero il carrello ritorna in sede, prelevando una nuova cartuccia dal caricatore ed introducendola nella camera di scoppio. Per esplodere i colpi successivi basterà tirare ogni volta il grilletto, sparando in singola azione (cane già armato).

Pregi essenziali della semiautomatica, rispetto al revolver, sono:
  • maggior capacità di fuoco, generalmente da 7 a 17 colpi, secondo il calibro, con caricatore bifilare;
  • maggior celerità teorica di tiro, sia perché la velocità del moto rettilineo del carrello è superiore a quella di rotazione del tamburo, sia perché i colpi successivi al primo vengono sparati in singola azione, con minore sforzo;
  • possibilità di sostituire rapidamente il caricatore esaurito con un altro di riserva; generalmente quando un caricatore è esaurito l'arma rimane aperta col carrello arretrato, basta introdurre un altro caricatore, sganciare il carrello e la cartuccia è già camerata;
  • minor spessore e quindi, a parità delle altre dimensioni e di peso, maggior occultabilità e comodità di porto;
  • minore sensazione di rinculo, a parità di calibro, per l’azione ammortizzante della molla di recupero;
  • possibilità di silenziare l'arma tramite l'applicazione di un silenziatore sulla volata, cosa impossibile per quasi tutti i revolver dato che lo sfogo dei gas avviene, oltre che dalla canna, anche nel castello nella zona che ospita il tamburo.
I principali difetti, invece, sono:
  • la maggior complessità costruttiva, che comporta una maggiore usura delle parti e, nei modelli più economici, può dar luogo a malfunzionamenti, guasti e rotture;
  • la necessità di servirsi di entrambe le mani per arretrare il carrello e camerare la prima cartuccia del primo caricatore, a meno che non la si porti con il colpo in canna, cosa consigliabile solo se l’arma dispone di adeguati sistemi di sicurezza che bloccano il percussore oltre che il cane e il grilletto;
  • l'impossibilità di sapere subito se il caricatore è pieno o no;
  • la difficoltà di sapere se la camera di cartuccia è vuota o meno;
  • la rumorosità di armamento;
  • l'elevato grado di addestramento necessario per padroneggiarla con sicurezza (probabilità di ferirsi durante lo scarrellamento dell'arma) ed efficienza;
  • la complessità delle operazioni di smontaggio e pulizia;
  • la necessità di utilizzare cartucce di una determinata potenza, sulla quale è stato tarato il cinematismo di sparo: variazioni in meno possono causare inceppamenti o mancato riarmo, variazioni in aumento possono risultare pericolose per l'integrità degli organi meccanici e per il tiratore;
  • i possibili problemi di alimentazione con palle non blindate (a punta molle, dette a piombo nudo) ovvero di forma diversa dall'ogiva tradizionale;
  • la necessità, in caso di inceppamento, di liberare l'unica camera di cartuccia scarrellando nuovamente;
  • la sensibilità alle variazioni climatiche (il freddo intenso può gelare l’olio di lubrificazione) e alle infiltrazioni di sporco;
  • la possibilità di malfunzionamenti se il caricatore viene lasciato a lungo pieno di munizioni, a causa dell'anomala compressione cui viene sottoposta la molla del caricatore stesso: essa si deforma e non è più in grado di fornire la necessaria spinta verso l'alto alle cartucce, che non vengono incamerate correttamente.

Pitola mitragliatrice: La pistola mitragliatrice o pistola automatica è un'arma da fuoco portatile atta a sparare, in tiro automatico, munizioni metalliche per pistola.


Beretta 93R
 Propriamente, col termine di pistola mitragliatrice, ci si riferisce all'arma da pugno capace di eseguire il tiro a raffica (come nel caso della Mauser Schnellfeuer), senz'altra modifica che non sia un caricatore più capace o - a volte - un'impugnatura o supporto alla mano debole (Beretta 93R) o un calciolo ribaltabile (Vz 61 Skorpion) oppure amovibile (Heckler & Koch VP70).
Più comunemente, il termine pistola mitragliatrice si estende ad armi automatiche con le quali sia possibile il
tiro imbracciato, vale a dire che consentono un supporto stabile alla spalla, per mezzo di una vera calciatura. Un'arma appartenente a questa categoria è più precisamente definita col termine italiano di "moschetto mitragliatore", da cui - per contrazione - "mitra".
Inizialmente collegata al solo modello MAB di produzione Beretta, la definizione "mitra" è rapidamente entrata nell'uso comune a indicare, per analogia, qualunque arma
leggera automatica camerata per munizioni da pistola, in una sostanziale traduzione del termine anglosassone SMG (sub-machine gun).


Storia:

Si ritiene che la nascita della pistola mitragliatrice coincida con lo sviluppo della "Villar Perosa" , adottata nel 1915 dalle forze armate italiane con la denominazione "Fiat Mod. 1915". Si tratta di una piccola mitragliatrice binata, alimentata a caricatore e camerata per la munizione d'ordinanza 9 mm Glisenti.
Dalla Fiat Mod. 1915 furono derivati modelli sperimentali monocanna e dotati di calciatura, più adatti a interpretare il ruolo di armi individuali e specialmente nella disponibilità di corpi speciali. Tuttavia, la prima arma di questo genere sviluppata specificamente per l'impiego individuale fu probabilmente la Bergmann MP18 calibro 9 mm Parabellum, di produzione tedesca, adottata e prodotta in quantitativi limitati durante le ultime settimane della prima guerra mondiale.
Sino alla fine degli anni Trenta del secolo XX - con le limitate eccezioni della Mauser Schnellfeuer, alcuni modelli di pistola Astra capaci di eseguire il tiro a raffica e pochi altri (tutte queste "pistole mitragliatrici" in senso stretto) - la definizione di pistola mitragliatrice si estendeva ad armi più simili a corti moschetti o carabine, camerati però in calibri da pistola. Esempi tipici furono il Thompson americano, il Suomi finlandese, il Lanchester britannico, il Bergmann MP28 e ancora il Beretta MAB38A.
Con l'introduzione del modello tedesco MP38 (poi MP40, in versione modificata), la tipologia della pistola mitragliatrice cominciò a distinguersi più nettamente da quella del moschetto, grazie all'applicazione del calciolo ribaltabile. Questa configurazione, nata per facilitare l'uso dell'arma ai carristi, trovò larga applicazione nei modelli successivi come un plus caratteristico, nel senso di ridurre drasticamente l'ingombro dell'arma durante il trasporto.
Se ancora il modello STEN britannico conservava prevalentemente la calciatura fissa, le forze armate statunitensi adottarono la nuova pistola mitragliatrice M3 calibro .45, dotata di calcio pieghevole e sostanzialmente ispirata al modello MP38/MP40 tedesco. Non diversamente, le forze sovietiche affiancarono al modello PPSh-41 la Sudaev PPS43, con calciolo ribaltabile.
Un'importante evoluzione della pistola mitragliatrice fu determinata dall'introduzione dell'otturatore a massa battente avanzata o telescopico. Questa configurazione, che prevede la maggior parte della massa dell'otturatore sovrapposta alla camera di cartuccia e alla canna dell'arma, consente una migliore controllabilità durante il tiro automatico, diminuendo nel contempo l'ingombro complessivo dell'arma. Il primo modello di pistola mitragliatrice ad adottare un simile accorgimento fu probabilmente l'italiana Armaguerra OG44, prodotta in poche decine di pezzi durante gli ultimi scorci della seconda guerra mondiale.
L'introduzione dell'otturatore telescopico permise un sostanziale ridisegno della pistola mitragliatrice nel senso della riduzione degli ingombri.
Armi come la cecoslovacca Vz.23, le italiane Franchi LF57 e Beretta M12, l'israeliana Uzi, appartengono alla cosiddetta seconda generazione delle pistole mitragliatrici e interpretano un ruolo tattico autonomo rispetto all'arma automatica individuale così come disegnata dai grandi scontri di fanteria del secondo conflitto mondiale.
Se l'introduzione dei moderni fucili d'assalto ha contribuito a emarginare il ruolo della pistola mitragliatrice come arma primaria, lo sviluppo di armi compatte e più sofisticate nella concezione ha permesso di creare un sottotipo di arma automatica molto specializzato e adatto alla dotazione di corpi speciali e forze di polizia.
L'uso di munizionamento di limitata energia, penalizzante negli scontri a fuoco tra unità di fanteria, consente tuttavia una notevole facilità di controllo del tiro sulle brevi distanze e minimizza gli effetti negativi della sovrapenetrazione, tipica dei proiettili militari da fucile, nel caso di sparo a corta distanza e in ambienti chiusi: aspetto, quest'ultimo, determinante negli scontri a fuoco in ambienti urbani e nelle operazioni speciali condotte da personale addestrato. L'impiego di caricamenti con una bassa velocità iniziale della palla favorisce poi la realizzazione di armi derivate che siano dotate di silenziatore, aggiuntivo oppure integrato.


H&K VP70

Specifiche tecniche: Numerose pistole mitragliatrici utilizzano per il loro funzionamento una meccanica molto semplice, basata su un otturatore di notevole massa e di un percussore fisso. Lo sparo avviene per il rilascio di un dente di ritegno che consente all'otturatore - spinto da una robusta molla - di avanzare, camerando la prima cartuccia estratta dal caricatore e, al percussore fisso, di percuoterne l'innesco. Si ha, dunque, una tipologia meccanica definita "a chiusura labile", con "otturatore aperto" (facendo riferimento alla posizione dell'otturatore al momento in cui l'arma è pronta al fuoco).
Alcuni modelli impiegano invece un meccanismo più complesso e simile a quello di un fucile automatico. In questo caso, la chiusura dell'otturatore può essere labile o ritardata (per interposizione di una leva o dei rulli tra l'otturatore e il portaotturatore, separati), più raramente stabile. La posizione dell'otturatore nel momento di approntamento al tiro è però avanzata ("otturatore chiuso") e il percussore è mobile, solitamente attivato da un cane interno che s'abbatte al momento della pressione sul grilletto. A questa categoria di pistola mitragliatrice appartengono modelli più sofisticati e costosi, come l'Heckler und Koch MP5 tedesco, di recente produzione e alcuni modelli obsoleti come l'FNAB-43 italiano. Ulteriore eccezione sono le pistole mitragliatrici con scatto a doppia azione, delle quali esponente pressoché unica è l'italiana Spectre M4.
(da http://it.wikipedia.org/wiki/Pistola_mitragliatrice)

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